| Un laboratorio di scrittura brevissimo: sei ore in tre incontri. PRIMO INCONTRO
1) ciò che si dice e ciò che non si dice - evidenzio l'importanza delle cose che non si scrivono rispetto a quelle che si scrivono, perché da esse si capisce il lavoro di selezione e sintesi; ne deriva una maggiore velocità di rappresentazione e un invito al lettore ad attivarsi; egli deve riempire i vuoti, interpretare, intuire, valorizzare le suggestioni che nascono da ciò che non è espressamente scritto; aggiungo che dai blog e dalle recensioni in Ibs ricevo l'impressione che molti ragazzi amino la scrittura pedante e a mio avviso noiosa (come quella di molti fantasy); ipotizzo che preferiscano farsi prendere per mano e farsi portare ovunque voglia lo scrittore senza alcuno sforzo da parte loro, proprio come se guardassero la televisione. 2) empatia - è la capacità di comprendere che cosa un'altra persona sta provando (wikipedia); la medio dalla psicoterapia e la riferisco al rapporto scrittore/personaggio; tale comprensione porta all'attivazione del personaggio che prende le redini della narrazione e stabilisce un rapporto diretto con il lettore, quasi scavalcando lo scrittore; scrivo alla lavagna l'esempio: Carlo si domandò dove fosse andata Elisa. Sospettò che fosse uscita con Alberto. La riscrivo così: Dov'era andata Elisa? Era forse uscita con Alberto? Il testo acquisisce immediatezza, verità, efficacia. L'insegnante suddivide gli alunni in gruppi di due/tre e ogni gruppo progetta lo scritto: caratteristiche del personaggio, dove si trova, o da dove viene e dove va, che cosa intende fare o che cosa fa, con chi si relaziona. Prime idee: |
| “UN RAGAZZO”
modello di racconto Nome. Gianluca detto Speedy controllò i capelli nello
specchio del bagno. Chiuse gli occhi un attimo per non vedersi di profilo
(problemi di naso troppo lungo) e uscì. Raccolse dal pavimento
lo stereo e scivolò verso la porta corazzata. Era alto e magro
e si muoveva senza fare rumore, un soffio d’aria smossa e via. Tirò
un respiro profondo e si morse il labbro. La mamma aveva di nuovo messo
i due chiavistelli e girato le tre chiavi. Gli veniva una rabbia, quando
faceva così!… ma lui aveva imparato a ingoiarla. Sapeva che
sarebbe uscito, per quale motivo doveva… clic clac. |
SECONDO INCONTRO La posta elettronica ci consente di guadagnare tempo. Ricevo: Un ragazzo Spedisco le mie osservazioni. Immaginiamo di renderlo un videoclip. Ricevo anche questo: (in corsivo le mie aggiunte, la parte finale è in parentesi perché non è coerente con la prima parte, è improbabile, edulcorata) Storia Paolo è un ragazzo di 17 anni alto ,affascinante è molto
intelligente. La mamma e il Papà lo sgridano interrotamente perché
è 1 ragazzo molto negligente . Sono passate delle ore e Paolo non torna a casa la mamma e il papà
si preoccupano su dove fosse andato . (Passa ancora qualche ora e Paolo torna a casa è triste e chiede
scusa ai suoi genitori, la passeggiata lo ha aiutato a riflettere e
promette loro che si impegnerà negli impegni scolastici . Tutto torna nella normalità con la felicità di Paolo e la sua famiglia !!!)
“È ora di finirla!” gridò mio padre. “Ma
lo sai che cosa mi ha detto la professoressa? Che non solo non studi
mai, ma che le rispondi. Mi viene una rabbia, una rabbia!”
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TERZO INCONTRO Concludo l'attività in una delle due classi. Prendiamo in considerazione una delle storie. Racconta della doppia vita di Luca. In casa e a scuola è considerato un ragazzo modello. La madre stravede per lui. Ma non sa dimostrargli vero affetto. Luca, in realtà, è un teppista che compie atti vandalici e ruba. La polizia lo arresta e finisce in prigione. Alla madre resta solo l'angoscia. Ma non è preoccupata tanto per lui quanto per se stessa. Propongo di continuare la stortia come se fosse un
film. Gli sviluppi immaginati sono i seguenti: L'ora successiva mi sposto in una classe seconda. Gli alunni sono motivati e alcuni di loro hanno letto dei libri. Per ottenere un risultato in un tempo così breve propongo di scrivere delle "schegge" di storie. Leggo tre esempi scritti da me: 1) “Devi scegliere. O me o loro” affermò
Giulia con voce fredda e decisa. 2) Era molto tardi. Troppo. Non poteva dire che il
film era stato lungo, la scusa non teneva. Era quasi mattina. Carlo
si appoggiò al muro, le chiavi di casa in mano. La madre gliele
avrebbe ritirate, ne era sicuro. Gli girava un poco la testa. Troppe
birre. Si sarebbe svegliata? Sì, anche di questo era sicuro.
Armeggiò con la chiave, entrò, richiuse la porta. 3) Non erano nemmeno le ventitré, ma in giro non c’era nessuno. Troppo freddo. Marco e Roberto scivolarono lungo il muro con il viso in ombra sotto i cappucci. Si fermarono sotto il monumento e senza scambiarsi nemmeno una parola scaricarono a terra gli zaini. Ne tolsero le bombolette che allinearono sul basamento. Marco rivolse un cenno all’amico. La luce cerea del lampione scolpiva le ombre. Sapevano di essere visibili, dovevano fare in fretta. Qualcuno, da un’auto parcheggiata in una zona d’ombra, li osservava. I gruppi elaborano le seguenti storie: - tre ragazzi approfittano dell'assenza dei padroni
di casa per fare il bagno in una piscina, ma arriva la polizia |