Il mio piccolo contributo
per la prima sereata della stagione autunnale dei menestrelli di Jorvik.

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BACCO
RINGRAZIA
Mi chiamo Dioniso, Bacco per gli amici,
e sono figlio di Giove e di Semele. Sono il dio del vino e dei vizi.
Non ci vuole molto per capirlo, basta
guardare i ritratti che mi hanno fatto nei secoli. All’inizio mi
raffiguravano giovane e bello, poi sono arrivati i moralisti a dire che
il vizio fa male e a volte la mia iconografia è un insulto al buon
gusto. Vecchio e panciuto, rubizzo e cafone, puzzone e osceno. I baccanali
che si svolgevano in mio onore con notevole soddisfazione dei partecipanti
li chiamano orge, offese al pudore, atti contrari alla pubblica decenza.
Se fossero casti e verecondi non sarebbero più baccanali, io non
sarei più Bacco e voi brindereste con acqua minerale.
È vero, sono dissoluto, libidinoso e scostumato, ma soprattutto
sono sfrenato. Mi basta sentire il profumo delle vigne sul finire dell’estate,
vedere scintillare un calice di cristallo o sentire gorgogliare il vino
dalla caraffa per perdere ogni inibizione. Divento esibizionista e ridanciano,
ardito e logorroico. Sono Bacco, perbacco.
Le mie sbornie sono state costanti e sempre esagerate, ma non ho mai patito
postumi disgustosi come il vomito o deprimenti come il mal di testa. Io
sono un dio, a me va sempre bene.
Ma voi, che siete umani e mortali… come vi compatisco. Vi compatisco,
ma vi capisco. Come si fa a resistere a un… diciamo due… a
qualche bicchiere? Me ne sto qui, ubriaco fradicio, a ruttare e piluccare
l’uva, circondato da ninfe ninfomani, mentre Pan suona e danza…
e ogni tanto butto un occhio giù, e che cosa vedo?
Il folle che va contromano in autostrada a centottanta con la radio a
tutto volume, il premier che si presenta traballante alla conferenza stampa,
il vecchiaccio che ha alzato il gomito per fare l’alzabandiera e
in mezzo alle gambe si ritrova solo uno straccetto umido, la mamma che
scalda il biberon per il figlioletto e stappa la bottiglia per sé,
la suora che si scola il vino della messa, il chirurgo che si fa coraggio
con un cicchetto prima di spedire il paziente all’altro mondo, il
senatore conservatore e bigotto che prende la medicina a 45 gradi, la
star che si fa cinque martini per controllare l’ansia… e così
via.
Ma è un’umanità di beoni!
Ma che successo ho avuto!
Mi fa piacere che bevano tutti, grandi e piccoli, maschi e femmine, giovani
e vecchi, poveri e ricchi, famosi e no, religiosi e agnostici, moralisti
e pervertiti… tutti uniti da un comune obiettivo: obnubilare la
mente e ottundere i sensi. Ma che cos’è il vostro pianeta
se non un acino d’uva cosmico? Spremetelo e spremetevi. Levate lodi
al vostro unico dio che modestamente sono io, l’allegro Bacco.
E se tra i postumi dobbiamo elencare il coma etilico, la strage stradale,
il massacro familiare, la guerra preventiva contro le armi di distruzione
di massa, che importa?
A qualcuno va male, ad altri va anche peggio.
Ma a qualcuno potrebbe andare bene: un’euforia leggera, che infonde
sicurezza, induce all’ottimismo, trascina verso un amore universale
che spesso si traduce in un potente orgasmo.
Grazie, mortali. Ho notato che mi fate anche la pubblicità. Grande
civiltà, questa.
Finalmente Bacco ha i suoi sommelier.
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